Realizzato tra il 1931 e il 1933 come sede del Palazzo del Consiglio dell'Economia Corporativa, è un significativo esempio di architettura eclettica: il progettista è l'ingegnere torinese Giovanni Chevalley (1868-1954). Dal 1933 al 2001 l'edificio ha ospitato gli uffici della Camera di Commercio.
Esempio di razionalismo maturato in ambiente romano, realizzato su disegno dell'architetto Franco Petrucci. Il salone per il pubblico è un'esemplare realizzazione di architettura d'interni dell'epoca. Significativa la testimonianza dell'uso dei materiali autarchici. La facciata, giudicata “nuda e muta” da Marcello Piacentini venne per suo consiglio decorata dai mosaici Gino Severini, che con accenti futuristici e cubisti, realisti e astratti, illustrano a partire dal centro l'evoluzione della posta (a sinistra) e del telegrafo (a desra) con la sua diffusione nel mondo (pannelli laterali). Nell'ingresso a sinistra un altro mosaico di Severini e sempre sulla sinistra nell'originaria sala di scrittura, pittura murale di Giulio Rosso.
Datata 1940-41, la decorazione di gusto classicistico-geometrico del palazzo delle Poste e Telegrafi è opera dell'artista cortonese Gino Severini (1883-1966). Il mosaio esterno raffigura la storia della posta e del telegrafo, è diviso in tre fasce, per una lunghezza totale di metri 37,80. Il mosaico interno, nell'atrio laterale sinistro, misura metri 3,60 per lato e sviluppa il tema delle comunicazioni per terra, per cielo e per mare.
In questo edificio compì i primi passi l'opera sociale e assistenziale voluta da madre Teresa Grillo Michel fin dal 1893. Nel 1927 il senatore Teresio Borsalino, dopo aver realizzato una nuova più grande sede per l'Opera Divina Provvidenza al quartiere Orti, finanziò la sistemazione della vecchia casa madre per farne la sede amministrativa e di noviziato per le suore.
Il complesso Agorà è stato realizzato su progetto di Ignazio e Jacopo Gardella con F. Cuttica e F. Nonis. Con il vicino supermercato occupa il sedime della fabbrica Borsalino, di cui è stat conservata la parte destinata ad uffici. E' un edificio polifunzionale (uffici, commercio e residenza). I finestrini con i timpani rientranti richiamano quelli del preesistente stabilimento e il risvolto su c.so Cento Cannoni fa pendant con l'ingresso principale della fabbrica. è' un esempio dell'architettura della memoria che ha caratterizzato gli anni ottanta. Il rosa e il marrone testa di moro del supermercato sono i colori prediletti da Ignazio Gardella.
Capolavoro dell'architettura degli anni cinquanta realizzato da Ignazio Gardella. L'andamento obliquo delle pareti è determinato dalla necessità di ridurre la larghezza degli alloggi in corrispondenza dei soggiorni passanti. Questo modo di progettare a partire dalle necessità dell spazio interno testimonia un atteggiamento tipico dell'architettura organica. La verticalità accentuata, esaltata dalle finestra a tutta altezza con ante a scorrimento, è interrotta bruscamente da un originale tetto piano sporgente “sottile come in un castello di carte” (Argan). Il rivestimento in grès testa di moro si rifà al colore dei mattoni di scarto, quelli troppo bruciati.
L'edificio venne realizzato su progetto di Ignazio Gardella. Pur essendo un edificio rispondente rigorosamente alle necessità della produzione che richiedeva anche una parte elevata, risolta con il caratteristico pilastro a T, le parti intonacate bianche disegnano un reticolo armonico "di sapore neoclassico" (Samonà), conferendo a questo reparto industriale L'aspetto di un piccolo tempio del lavoro. La grande luminosità, aumentata dal bovindo aggettante, ne ha fatto parlare come di un "volume di luce" (Argan).
Opera finanziata dall'industriale Teresio Borsalino su progetto di Ignazio Gardella. Da rilevare la sala mensa, che dà verso il giardino interno, caratterizzata dalle esili colonne a sezione circolare, e la cappella illuminata dalle finestre ad oblò, dotata di una struttura e di un arredo liturgico di rigorosa e a tratti preziosa essenzialità.
Realizzato su progetto di Ignazio Gardella poco dopo il dispensario che lo fronteggia, ne continua la ricerca sulla modularità ed i materiali, trattati nella loro purezza fino a raggiungere l'ideale di una trasgressiva povertà L'edificio va letto nella sua formulazione originaria: un corpo parallelepipedo isolato, con una riduzione della larghezza sulla sinistra, che gli conferiva maggiore snellezza. Il corpo scala sulla destra, lievemente aggetto, riprende la rada, raffinata texture di vetro cemento già presente nel dispensario e crea effetti di notevole valore luministico all'interno.
Capolavoro dell'architettura razionalista italiana e insieme prima espressione del suo superamento. Dotato di “un'abbagliante giustezza proporzionale, dimostra con tutta chiarezza l'origine del disegno di Ignazio Gardella dalla Bauhaus” (Argan). I variegati toni di un “colore senza colori” (gialli) culminano nella parete di graticcio di mattoni, che dimostra un'attenzione all'architettura della case coloniche locali. Questa insolita parete del solario, che riparava l'intimità del malato pur facendo passare aria e luce, e la sala d'attesa comune a uomini e donne affinché il malato fosse confortato dalla presenza dei familiari, due elementi che fecero scandalo all'epoca, rivelano l'adesione ad esigenze funzionali non solo materiali ma anche psicologiche.
Questo ospedale è legato all'attività progettuale di Ignazio Gardella per alcuni motivi: il padiglione all'ingresso fu progettato dallo studio del padre Arnaldo, mentre egli stesso progettò il razionalista padiglione per le malattie infettive nel 1932, demolito per far posto alla centrale termica, e diede al complesso l'impronta della sua architettura a partire dal padiglione pediatrico (verso il fondo del lotto, spostato sulla destra), dall'ingresso vistosamente spezzto e dalle fiancate animate dalla serie modulare dell finestre "ora più alte, ora più basse" (Argan).
Il lungo fronte su cui si affacciano le aule, caratterizzato dalle finestre binate, è arricchito dell'avancorpo a tutta altezza (alleggerito dalle finestre angolari) e dalla monumentale gradinata che costituisce il tetto dell'aula magna sotterranea. Con questa facciata e con il giardino antistante, la scuola si apre significativamente verso la città, venendone valorizzata come istituzione. Dietro il fronte della facciata un corpo trasversale collega la aule con i laboratori e le officine. L'edificio venne realizzato su progetto di Ignazio Gardella.
Espressione del mecenatismo del senatore Teresio Borsalino, e intitolato a madre Teresa Grillo Michel, il complesso di edifici è stato realizzato nel 1927 su progetto degli architetti Arnaldo Gardella e Luigi Martini.
L'are recintata è di 95.000 mq dei quali 5.325 erano impiegati da fabbricati. Struttura di avanguardia nel settore ospedaliero finanziata dall'industriale Teresio Borsalino, è la prima opera di Ignazio Gardella, che riprende il progetto del padre Arnaldo. Sull'impianto tradizionale ad H del nucleo centrale (reparto uomini e reparto donne collegati ai servizi medici centrali), interviene conferendo all'insiem un aspetto decisamente razionalista: forme essenziali e geometriche con arrotondamenti che evocano architettura navale. Rilevante è la chiesa isolata situata in fondo al complesso, probabilmente il primo progetto di architettura religiosa razionalista in Italia.

Percorsi nella storia